Osservando l’anima di Beatrice farsi più splendente, Dante capisce di esser salito nuovamente: è ora nel cielo di Marte. La luce d’intorno è rossastra. Le anime chiare degli spiriti militanti si muovono tracciando la forma di una gigantesca croce luminosa sullo sfondo dell’astro rosso. Un’anima si separa dalle altre e si lancia verso Dante, sangue del suo sangue: è Cacciaguida, valente avo della famiglia degli Alighieri.
Cacciaguida, vissuto due secoli prima di Dante, rievoca la Firenze felice del tempo antico e se la prende con la corruzione della Firenze di oggi. Profetizzando al suo discendente il futuro, Cacciaguida ingiunge a Dante di raccontare tutto quello che ha visto e conosciuto durante il suo viaggio, per ammonire l’umanità della propria degenerazione e mostrare la retta via.
Nella miniatura, Dante e Beatrice con Cacciaguida davanti alla città di Firenze. - Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Plut. 40.1, c. 273r.
Confronto tra la miniatura del manoscritto Firenze, BML, Plut. 40.7 e due incisioni contenute nell’incunabolo della Commedia stampato da Benali e Matteo da Param nel 1491. - Ludwig Volkmann, Iconografia dantesca, tradotto da G. Locella, Firenze, Olschki, 1898, t. 8. McGill Rare Books and Special Collections, PQ4366 V7 1898.
In quanto anima del Paradiso, Cacciaguida conosce gli eventi futuri. Egli sa che difficili prove attendono Dante, che verrà esiliato da Firenze e che non potrà più rientrare nella sua città natale. Profetizzando a Dante la sua sorte, ci tiene però a rassicurarlo che troverà ospitalità e aiuto presso la corte del nobile Cangrande della Scala, signore di Verona.
PASSO DELLA COMMEDIA: Pd. 17, 55-63
Dante, scosso dalle rivelazioni, si domanda allora se sia un bene per lui raccontare quello che ha visto nel suo viaggio nell’Aldilà; egli è nel dubbio che quel che ha visto non sarà ben accolto nel mondo dei vivi. Cacciaguida gli ingiunge però di essere assolutamente sincero nel suo raccontare. Il viaggio di Dante è guidato dalla Divina Provvidenza e la missione del poeta è proprio quella di ridire tutto quanto ha conosciuto. Egli dovrà offrire ai vivi la verità, perché il mondo possa redimersi e ritrovare la dritta via della salvezza.
Canto XVII del Paradiso, con la profezia di Cacciaguida sul futuro esilio di Dante. - La divina commedia di Dante, Venezia, Domenico Farri, 1569, pp. 498-499. McGill Rare Books and Special Collections, PQ4302B691569.


