Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura
ché la diritta via era smarrita.
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!
Tant’è amara che poco è più morte;
ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai,
dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte.
Io non so ben ridir com’i’ v’intrai,
tant’era pien di sonno a quel punto
che la verace via abbandonai.

PASSO DELLA COMMEDIA: Inf. 1, 1-12

Foresta oscura

Anno domini 1300.

Una selva oscura non troppo distante da Gerusalemme.

 

Un uomo erra smarrito nella foresta. Si fa largo tra gli alberi, cerca una via d’uscita.

È Dante.

 

Egli raggiunge la base di un colle illuminato dal sole nascente e ne intraprende la salita.

Subito una lonza, un leone e una lupa gli si parano innanzi . Le tre bestie feroci gli sbarrano il cammino. Fronteggiano Dante e lo spingono a indietreggiare verso l’oscurità e l’incertezza della selva.

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Ad aprire l’Inferno, la miniatura rappresenta due Dante, il primo addormentato e il secondo insidiato dalle tre fiere. - Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Plut. 40.3, c. 1r.

Lo smarrimento di Dante è insieme letterale e allegorico. La selva oscura è il luogo del peccato, del traviamento morale. Il colle è l’ardua strada da percorrere per raggiungere il bene. Le tre fiere sono i vizi che bloccano il cammino per la virtù. La lonza, il leone e il lupo rappresentano rispettivamente la lussuria, la superbia e l’avarizia. Dante scrive una storia che va letta allo stesso tempo su piani diversi: un poema allegorico, come altri nel medioevo; una visione, come quelle dei profeti; un viaggio, come quello dei pellegrini. Se sia realtà o sogno, non è dato sapere; ma Dante è tanto pieno di sonno che non sa come in quella selva oscura si sia ritrovato.

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L’iniziale N è abitata da Dante, addormentato con il libro in mano. Il disegno in campo libero, nel margine inferiore, mostra Dante, spaventato, di fronte alle tre belve e, a destra, la figura di Virgilio. - Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Plut. 40.7, c. 1r.

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Frontespizio con rielaborazione grafica di una miniatura medievale, con Virgilio, Dante e le tre fiere. - Dante. Mélanges de critique et d’érudition françaises publiés à l’occasion du VIe Centenaire de la mort du Poète, Parigi, Librairie française, 1921. Université de Montréal, Bibliothèque des livres rares et collections spéciales, Collection Joseph-Édouard-Perrault 1509.2.

Appare l’ombra di un uomo defunto da tempo: Virgilio. Dante riconosce in lui il celebre e antico poeta latino di cui tante opere ha letto. 

L’anima di Virgilio si offre di trarre in salvo Dante, di guidarlo lontano dal pericolo. L’unico cammino per la salvezza, il solo che Dante possa percorrere, passa per i tre regni dell’aldilà. Così Virgilio gli annuncia, e Dante si affida a lui.

E io a lui: «Poeta, io ti richeggio
per quello Dio che tu non conoscesti,
acciò ch’io fugga questo male e peggio,
che tu mi meni là dov’or dicesti,
sì ch’io veggia la porta di san Pietro
e color cui tu fai cotanto mesti».
Allor si mosse, e io li tenni dietro.

PASSO DELLA COMMEDIA: Inf. 1, 130-136

Dante conosce e apprezza l’opera di Publio Virgilio Marone. Sa che Virgilio è vissuto tra il 70 e il 19 a.C. sotto il regno dell’Imperatore romano Ottaviano. Conosce a menadito il suo poema più noto, l’Eneide. In esso, Virgilio ha raccontato il mito delle origini di Roma, la storia di Enea. Eroe troiano che sfugge alla distruzione della propria città, Enea arriva in Italia, nel Lazio dopo varie vicissitudini. Così come Dante, anche Enea deve scendere in Inferno per compiere la sua missione – un inferno pagano, romano, non certo quello cristiano. Sullo sfondo della Commedia di Dante si intravede spesso il modello letterario dell'Eneide: essa è il sottotesto più esplicito, il riferimento più evidente. Virgilio, scrittore dell’Inferno nell’Eneide, nella Commedia diventa la più competente guida per il viaggio di Dante.

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Schema dei tre regni dell’aldilà (sul verso) e prima carta dell’Inferno (sul recto). Nell’iniziale istoriata N, Dante con il libro in mano. - Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Plut. 40.2, cc. IVv-1r.

«Ma io perché venirvi? o chi ’l concede?
Io non Enea, io non Paulo sono:
me degno a ciò né io né altri ’l crede.
Per che, se del venire io m’abbandono,
temo che la venuta non sia folle.
Se’ savio; intendi me’ ch’i’ non ragiono».

PASSO DELLA COMMEDIA: Inf. 2, 31-36

È il tramonto.

Dante, incerto, segue Virgilio.

Si interroga, dubbioso, su come possa lui esser degno di attraversare da vivo i regni dell’oltretomba. Si domanda chi gli abbia concesso il privilegio di un tale viaggio.


Beatrice 

lo concede, gli spiega Virgilio. Il primo amore di Dante: quella Beatrice che Dante amò nelle sue poesie e che, morta ancora giovane, ora gioisce beata in Paradiso.

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Incipit del secondo canto dell’Inferno. L’iniziale istoriata L mostra Beatrice che scende dal Paradiso per inviare Virgilio a salvare Dante. Le nove muse danzano intorno ad Apollo. - Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Banco Rari 39, c. 8r.

Dall’alto del suo scranno nel cielo, la Vergine Maria ha visto Dante in pericolo e ha mandato santa Lucia a esortare Beatrice ad aiutare il suo protetto. E Beatrice è scesa fino in Inferno, ha raggiunto Virgilio e l’ha inviato a salvare Dante.

Rassicurato dalla spiegazione e felice di sapere che la sua amata veglia su di lui, Dante si affida totalmente a Virgilio.


«I’ son Beatrice che ti faccio andare;
vegno del loco ove tornar disio;
amor mi mosse, che mi fa parlare».

PASSO DELLA COMMEDIA: Inf. 2, 70-72