DivinaLingua

Banco Rari 39 - Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze

[segnature antiche: II.I.29; Magl. VII 1232; Crusca 5]

Questo voluminoso codice contiene l’intera Commedia accompagnata dal commento di Francesco da Buti. Francesco, erudito pisano, concluse il commento nel 1394 e continuò a revisionarlo ancora fino al 1396, come attesta anche il nostro manoscritto che è, di necessità, confezionato più tardi. Nei fogli pergamenacei fittamente riempiti, il testo di Dante è copiato al centro e il commento lo incornicia su due colonne scritte in modulo minore.

L’imponente e ambizioso progetto di decorazione del manoscritto è stato ultimato solo in parte. Fascicoli completi di miniature e decorazione si alternano ad altri in cui non sono stati realizzati nemmeno i disegni preparatori. Il progetto originale prevede che ogni canto della Commedia sia diviso in due parti (per un totale di 200 sezioni) e che, per ognuna, il testo dantesco cominci con un’iniziale istoriata. Il livello di elaborazione e di interpretazione del testo che le miniature propongono, laddove presenti, è molto alto e mostra un’attenzione dell’artista non soltanto al racconto di Dante-personaggio, ma anche alle storie riportate dalle anime e perfino alle immagini e similitudini utilizzate da Dante-autore. Partendo dalle iniziali istoriate, la decorazione si allunga di solito a incorniciare uno o più margini della colonna di testo poetico. Alla c. 143r, in apertura del commento al Purgatorio, il miniatore ha inserito il disegno preparatorio, incompleto, di una miniatura che avrebbe racchiuso sinteticamente molte delle scene della cantica e uno schema della montagna purgatoriale; infine, ad aprire il commento del Paradiso, l’iniziale istoriata I alta 24 righe di testo. Lungo tutto il codice, ogni miniatura completata è decorata alla foglia d’oro, quale che sia il suo rango.

Chiara Ponchia (2019) indica un anonimo miniatore di scuola lombarda al lavoro sul codice, nel qual caso non è da escludere, visto il livello di realizzazione, che destinataria o committente del libro fosse la famiglia Visconti, che governava Milano.

A rendere piacevole l’aspetto della pagina si dedica anche il copista. Il non meglio identificato Giovanni (così si firma nel colophon) non solo si occupa di realizzare i vari schemi geometrici che corredano il commento, ma si impegna anche a distribuire il testo in modo da riempire tutte le righe del foglio, allargando e restringendo la colonna del commento e creando delle geometrie a clessidra con righe gradualmente più corte e centrate e poi di nuovo più lunghe.

Il codice è stato restaurato nel 1990, come segnalato sulla controguardia posteriore, e la rilegatura sostituita.


Contenuto: Commedia con commento di Francesco da Buti.

Scheda Manus: https://manus.iccu.sbn.it/opac_SchedaScheda.php?ID=259888

Datazione: primo decennio del XV secolo.

Localizzazione: Italia settentrionale (Lombardia?).

Copista: Giovanni di Niccolò.

Colophon: c. 460r, “Et scripto fuit questo libbro per me Johannis d[...] di Nicolao anno mccc[c]”. Non è chiaro quante cifre romane che indicano l’anno possano essere state tagliate.

Descrizione materiale

Supporto: membranaceo.

Carte: VI + 461 + II’.

Dimensioni: 355 x 256 mm.

Fascicolazione: 1-1112, 1210, 13-2412, 256, 26-3912, 406.

Scrittura: littera textualis

Rilegatura: moderna, in mezza pelle con piatti in legno e due fermagli metallici.

Decorazione: il progetto decorativo prevedeva un’iniziale istoriata per ognuna delle due parti in cui è diviso ogni canto, alta tra 14 e 16 righe di testo per le prime due cantiche e tra 10 e 12 per la terza. A queste si aggiungono le due iniziali istoriate che aprono il commento alla Commedia e all’Inferno, e un disegno preparatorio per l’inizio del commento del Purgatorio. Altre iniziali, aniconiche e alte tra 4 e 6 righe di testo, segnalano le suddivisioni interne del commento. Inoltre, ad aprire il prologo del commento di Francesco da Buti c’è un’iniziale istoriata P alta 17 righe di testo. La decorazione è stata effettivamente realizzata solo nei fascicoli 1, 11-12, 16-18 e 26-36, mentre in tutti gli altri gli spazi dedicati sono rimasti vuoti. Due grandi spazi bianchi alle cc. 270r e 286r sembrano prevedere miniature di grande formato per le due processioni mistiche che hanno luogo nel Paradiso terrestre (così come accade nel manoscritto XIII.C.1 della Biblioteca Nazionale di Napoli, che contiene anch’esso il commento di da Busi).

Note: la numerazione della c. 261 si ripete anche alla successiva 261’.


Bibliografia: Ponchia, Chiara. 2019. “Continuità e innovazione. Tendenze illustrative della “Divina Commedia” nel primo Quattrocento”, Dante visualizzato: carte ridenti. II. XV secolo: prima parte, a c. di M. Ciccuto e L. M. G. Livraghi, Firenze, Franco Cesati, pp. 35-46.


Autore della scheda e data: Alessio Marziali Peretti, 01/09/2021.